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RIVISTA N°6

Illustrazioni di Luca Carnevale

di Dino Falconio

Nell'anno della post-verità é nata questa rivista che nel suo nome, Paradox, evoca l'intenzione dei fondatori di andare oltre le opinioni dominanti. La realtà é imprevedibile e più veloce della fantasia, cosicché mentre macinavamo i numeri di questo primo anno editoriale si é imposto a livello globale il fenomeno della "post-truth", che ha avuto il suo apice nella campagna elettorale statunitense per la Casa Bianca. 

I fatti obiettivi sono diventati meno influenti nell'orientare l'opinione pubblica rispetto agli appelli che fanno leva sull'emotività e le convinzioni personali. 

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In occasione dell’ultimo numero dell’anno, Paradox ha chiesto di tratteggiare la figura di Fidel Castro all’indomani della sua scomparsa all’Avv. Alessandro Senatore, Presidente dell’Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia- Cuba, grazie ai rapporti ultraventennali di collaborazione con l'isola cubana.

di Alessandro Senatore

La scomparsa del Comandante Fidel Castro Ruz ha suscitato nel mondo intero un’ondata di emozione, a testimonianza del valore di un uomo che è stato uno dei protagonisti della storia del secolo scorso. Per quanto non sia stata improvvisa -  la sua malattia è durata dieci anni - la morte di Fidel ha colpito tutti, perché inevitabilmente, quello che fino a ieri era politica da quel momento in poi è diventato storia. Ed è proprio per questo motivo che io penso che sia doveroso evitare giudizi superficiali che non tengono conto della complessità e della ricchezza di questo personaggio e della rivoluzione che porta il suo nome.

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di Dino Falconio

Il camion come arma letale non convenzionale: del 2016 rimarrà questa metamorfosi macabra. Il bisonte della strada é divenuto, zeppo di esplosivi, strumento preordinato di morte. É successo sulla promenade  di Nizza il 14 luglio, festa nazionale francese in memoria della presa della Bastiglia. Ed é successo il 19 dicembre a Berlino nei mercatini di Natale. Due stragi feroci in occasioni di festa popolare, pensate dagli attentatori jihadisti per colpire la "normalità" dell'Occidente e i suoi momenti identitari. In quello stesso giorno pre-natalizio un attentato, oltre la fantasia di qualsiasi spy story e film thriller, l'ambasciatore russo  Karlov veniva assassinato ad Ankara da un combattente islamico a viso aperto durante la cerimonia inaugurale di una esposizione, mentre a Zurigo un uomo apriva il fuoco sulla folla presso il centro mussulmano. 

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di Pippo Beneduce

Questa ondata di terrorismo ha messo al centro dell’attenzione mediatica l’intero mondo islamico. In molti hanno approfondito la cultura, la politica, ma poco spazio è stato dato all’analisi e allo studio dell’economia e della finanza islamica

Finanza ed economia islamica : una definizione.

Cosa si intende per economia e finanza islamica ? Il complesso delle regole, delle prassi, degli strumenti  ispirati alla shari’a (la legge coranica) e  che regolano il funzionamento della politica economica e monetaria in quei paesi . Nei paesi islamici la legge coranica, non ha solo valenza nella sfera privata e nel rapporto intimo tra Dio e fedele, ma  è la principale fonte di ispirazione del diritto e delle norme che regolano la società islamica,  in tempi più recenti, a partire dalla fine degli anni 70, la shari’a ha cominciato a regolare anche i comportamenti in ambito economico. 

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di Maurizio De Giovanni

Iniziamo da una prospettiva letteraria ad affrontare il tema delle "nuove povertà", che occuperà la riflessione di PARADOX per il prossimo anno. Per gentile concessione dell'editore Einaudi pubblichiamo il capitolo XXII del nuovo libro "PANE per i bastardi di Pizzofalcone" di Maurizio de Giovanni (Einaudi, Stile libero Big, 2016, pag. 331). 

Il pane? Ancora il pane? Ma se siamo nella società del benessere, in cui al limite abbiamo carenza del superfluo, come possiamo ancora preoccuparci del pane? Scherzate, forse.

I poveri, oggi, sono quelli che non hanno il telefonino di ultima generazione, credete a me. Sono quelli che saltano una rata della macchina, o che portano lo stesso soprabito dell’inverno precedente. Il piatto in tavola che importa? È roba di un’altra epoca.

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di Giovanni Di Trapani

Il fenomeno migratorio rappresenta una dimensione importante delle trasformazioni sociali dell'ultimo secolo per l'elevato impatto sia sulla società di accoglienza che sulla popolazione immigrata. Esso costituisce una realtà complessa, dai numerosi risvolti sia sul piano storico-politico che su quello socio-giuridico. Durante il XIX secolo ed i primi quarant'anni del XX, l'Europa veniva attraversata da complessi movimenti migratori internazionali e transoceanici, spesso divenute migrazioni definitive (Bettin e Eralba 2014): i poveri di tutto il continente cercarono fortuna in luoghi lontani, offrendosi come forza lavoro e contribuendo allo sviluppo della vita economica dei territori di nuovo insediamento. Si calcola che oltre cinquanta milioni di europei abbiano lasciato i propri Paesi di origine alla volta dell'America e dell'Oceania (CESTIM e MILAL 2015).

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di Clelia Buccico

Un sostegno al reddito pari a circa 320 euro al mese per un milione di poveri accompagnato da un piano per la loro inclusione sociale. L’Italia ha previsto finalmente il reddito minimo garantito, introdotto in tutta Europa e anche in Grecia alla fine dello scorso anno. Il governo ha approvato agli inizi di febbraio il disegno di legge delega, entro sei mesi dal via libera del Parlamento arriveranno i decreti attuativi. Nel 2017 la riforma dovrebbe partire, ma già da quest'anno potranno essere utilizzati i 600 milioni stanziati nella legge di Stabilità, 380 milioni per la Sia, il sostegno per l’inclusione attiva e 220 milioni per l’Asdi, l’assegno che corre in soccorso delle persone povere quando si esaurisce la Naspi (l’indennità di disoccupazione).

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di Massimo Gazzara

L’Italicum rischia seriamente di diventare il primo caso di legge elettorale abrogata o sostanzialmente modificata senza essere mai stata utilizzata. Approvato non senza significativi distinguo all’interno della maggioranza di governo si trova ora al centro di un fuoco incrociato.

Il suo destino è legato a filo doppio con quello del referendum costituzionale; per molti la modifica del sistema elettorale, o almeno un serio impegno a modificarlo, costituisce la conditio sine qua non per votare si al referendum, sicché è ragionevole attendersi, come promesso dallo stesso premier, significative modifiche alla legge elettorale in caso di esito positivo della consultazione referendaria.

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di Massimo Sciarretta

Siamo spiacenti, ma il numero composto è inesistente

Europa? Chi dovrei chiamare se voglio parlare con l’Europa?

Anche se Henry Kissinger – il diretto interessato – pare non ricordarlo più, molti attribuiscono a questi la paternità della frase che derubricava a pie illusioni le velleità europee ed europeiste nel campo delle relazioni internazionali. Ultimamente, il più realista tra i politici americani dell’ultimo mezzo secolo di storia ha, tuttavia, aggiunto trattarsi di una citazione azzeccata, della quale di buon grado si prendeva il merito. Da quest’altro lato dell’Atlantico, durante e subito dopo la Guerra Fredda molto ci si è interrogati sul perché di quello che, alle nostre latitudini, è sempre stato declinata come una delle più profonde deficienze. Adesso che il mondo bipolare non esiste più, che al suo posto è maturato un “Nuovo Disordine Mondiale” – come lo definisce Kenneth Jowitt – o, come lo chiama la statunitense Janet Abu–Lughod, un “equilibrio relativo dei centri multipli”, viene da chiedersi quale sia l’attualità di quella frase attribuita all’ex segretario di Stato a stelle e strisce. E cioè: l’Europa è parte integrante (e sostanziale) di questi centri multipli nei quali è stata scomposta la dicotomia Est-Ovest post-89 o, ancora una volta, si dimostra un’irrilevante molteplicità di centri?

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di Claudia Senatore

Nel dibattito internazionale una cecità, o meglio, pigrizia intellettuale conformistica continua ad impedire di leggere nella loro integrità fenomeni che, pur nelle loro differenze, vanno ricondotti a una totalità organica. Umberto Curi in I figli di Ares, pubblicato nel marzo del 2016 da Castelvecchi, mette sotto accusa l’opportunismo, la retorica e la superficialità con i quali, sin dall’attacco alle Twin Towers, l’Occidente ha affrontato – rectius non affrontato – l’ondata terroristica che continua a dilagare.

Una lettura diversa dei tragici eventi che stanno sconvolgendo l’intero pianeta deve partire dal prendere atto che le vicende belliche non sono qualcosa di indipendente dall’ordine economico globale in quanto, inevitabilmente, gli squilibri nella distribuzione delle ricchezze si riverberano sui conflitti internazionali.

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di Stefano D'Alfonso

Nel primo numero della Rivista abbiamo avuto l’occasione di condurre una riflessione sulle camorre, affrontando il tema attraverso una duplice considerazione: la prima, di carattere storico, riprende il recente contributo dello storico Isaia Sales, secondo cui non si può separare la storia delle mafie dalla storia (in particolare istituzionale ed economica) del nostro Paese; la seconda, di carattere sociologico, individua nelle condizioni di disuguaglianza, in cui versano coloro che vivono i luoghi di camorra, una delle principali cause del radicamento sociale e criminale di tale fenomeno.

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di Marinella Pomarici

Perché parlare di biblioteche in un paese in cui pochi leggono? E’ giusto o  addirittura  necessario investire nelle biblioteche di pubblica lettura, in tempi così tristi e bui come quelli di oggi?

Dice Antonella  Agnoli “Nella crisi, la biblioteca è un’ancora di salvezza per i ceti più deboli, i giovani che non riescono a trovare un lavoro, i bambini che hanno bisogno di crescere in un ambiente stimolante e di fare esperienze culturali che in famiglia non potrebbero avere”.

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Di Ida Palisi

I giornali italiani sono leggibili?

Si parla oggi di morte del giornalismo d'informazione, del prevalere della notizia gridata sui social - e prima era gridata dalla tivù, e prima ancora dalla radio - ma poco, ancora troppo poco, viene sollevata la questione linguistica sulla leggibilità delle notizie.

La questione la riassunse bene Sergio Lepri quasi trent'anni fa (ne "Il giornalese e la sua influenza sul linguaggio corrente" 1987). «Del giornalismo italiano – anche di quello di informazione – ci sono molti motivi per parlare male; ma non esageriamo.

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di Maurizio De Giovanni

Da qualche tempo gira sui social una massima divertente e un po’ urticante. In forma di cartellone recita così: in America imperversa un milionario dai capelli improbabili che vuole diventare presidente e spara sciocchezze (il cartello non dice proprio così, ma il senso è questo) a raffica. E’ la prima volta che siamo vent’anni avanti a loro. A parte l’affermazione del poco lodevole primato, è innegabile che la cavalcata di Trump e quella di mister B presentino formali analogie. Perciò il passante è portato a fare qualche riflessione un po’ amara e molto preoccupata.

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di Dino Falconio

Sud, Sud, venimmo ro Sud, cammenammo a pere, datece o tiempo d'arrivá, pecché venimmo ro Sud (R. Arbore) "Sud, Sud, veniamo dal Sud, camminiamo a piedi, dateci il tempo di arrivare, perché veniamo dal Sud". Suona così una delle più belle canzoni scritte da Renzo Arbore, maestro nel miscelare l'ironia goliardica con la melanconia del rhythm and blues, ma in questi versi del 1983 capace, forse oltre la sua stessa immaginazione, di scolpire a lettere di fuoco il dramma di quella che una volta si chiamava la "Questione Meridionale".

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di Roberto Maglio

Il termine bail-in tradotto in italiano si può assimilare a «salvataggio interno». Da quando è scoppiato il caso del decreto salva-banche a causa della crisi di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, se ne discute diffusamente. E in tanti, almeno una volta, avranno sentito parlare del «bail-in» e delle nuove regole europee su come gestire un passaggio difficile, come la crisi di una banca, entrate in vigore a inizio 2016.

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di Domenico Palumbo

Paradossalmente dopo pochi anni dall’adozione del Testo Unico della Finanza (T.U.F.) sono scoppiati nel nostro Paese una serie di “scandali finanziari”, alcuni dal carattere nazionale (casi Cirio e Parlmalat), altri internazionale (bond argentini), tutti legati da un minimo comune denominatore: l’aver scaricato sui risparmiatori il rischio del credito. Per Testo Unico si intende un provvedimento legislativo di raccolta, sistemazione e razionalizzazione della normativa riguardante un determinato settore.

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di Vincenzo Pugliese

Il mondo ha vissuto negli ultimi dieci anni una forte contrazione, caratterizzata dagli elementi tipici di una fase discendente del ciclo economico. Nel 2015, però, si è registrata una crescita del pil del 3%. Ma nello stesso anno è calato il dato relativo al commercio globale. In questo quadro così dinamico bisogna aggiungere un ulteriore elemento tempestoso: la Cina. La situazione cinese rappresenta il vero e proprio elemento trasformativo del sistema commerciale mondiale. Dallo scorso agosto, dopo il terremoto finanziario cinese, lungamente atteso, i prezzi delle materie prime sono crollati, provocando il tracollo di importazioni ed esportazioni.

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di Pippo Beneduce

La notizia che Apple apra un centro di sviluppo di applicazioni all'ombra del Vesuvio, ha fatto il giro del mondo in pochi click facendo sognare migliaia di giovani pronti a lavorare per l'azienda della mela morsicata.

Purtroppo chi si aspettava la creazione di nuove opportunità lavorative ha avuto una brutta sorpresa, infatti, l'azienda di Cupertino, in collaborazione con l'ateneo Federiciano, formerà seicento studenti sullo sviluppo di applicazioni destinate agli apparati Apple.

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di Giuseppe Bova Crispino

- Un inquadramento normativo

L’ Istituzione di una Procura Europea trova la sua base giuridica  nell’ art. 86 del Trattato sul funzionamento dell’ Unione Europea introdotto dal Trattato di Lisbona del 2009.

Nell’ ambito di un lungo e non facile processo indirizzato alla creazione di questo nuovo organismo dell’ Unione Europea, il Trattato di Lisbona ha predisposto, in questo modo, un assetto di diritto positivo.

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di Luca Steinmann

Anche se oggi dirlo sembra strano, dal 1945 fino al 2011, infatti, l’Italia è stato il Paese dell'Europa maggiormente propenso al dialogo con i Paesi arabi.

La sua posizione geografica, i suoi legami con le ex colonie e gli interessi delle sue compagnie statali più influenti – in primis l’Eni – hanno sempre spinto la Farnesina a incentivare e promuovere i propri interessi nel Mediterraneo e il dialogo con gli Stati che si affacciano su questo mare. In primis, dunque, con alcuni Paesi arabi.

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di Alfredo Guardiano

Forse mai come in questi ultimi tempi fiction e letteratura si sono occupate di storie di spie ed, in particolare, di spie che negli anni Quaranta e Cinquanta del Secolo scorso agivano nell’interesse dell’Unione Sovietica. E’ arrivato nelle sale il film “Il ponte delle spie”, di Steven Spielberg, che narra la storia del processo al sedicente colonnello Rudolf Abel, agente segreto del KGB, il cui vero nome era Willy Fisher, condannato a numerosi anni di carcere negli Stati Uniti per spionaggio in favore dell’U.R.S.S., e del suo scambio con il pilota americano dell’areo-spia U-2, Gary Powers, catturato dai sovietici, ricostruita dall’avvocato difensore di “Abel”, James B. Donovan, nel libro “La verità sul caso Rudolf Abel”, pubblicato in contemporanea da Garzanti.

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di Valentina De Giovanni

I “bambini che volano”, così Maurizio Barruffo, presidente vicario del Tribunale per i Minorenni di Napoli, ha definito in una sua intervista i bambini morti a Caivano.

In effetti questa immagine rimanda al desiderio di pensare che i loro teneri ed abusati corpicini infranti al suolo, abbiano spiccato il volo verso una realtà dorata ed al sicuro dalle grinfie malate del loro carnefice, anzi, dei loro carnefici. Perché si è detto e non finiremo mai di ripeterlo, quei bambini sono stati vittime di un intero sistema malato, tutto stretto intorno alle malefatte non solo di una famiglia, ma di una comunità nel suo insieme.

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di Gennaro Carillo

Quello della democrazia moderna – scrive Pietro Costa – è un «meccanismo a due tempi: il demos sceglie i propri delegati e gli eletti decidono»[1]. Ne consegue che il «contenuto primario dei diritti politici non è la decisione, ma la selezione dei decisori».

Parole limpidissime che definiscono l’essenza della democrazia rappresentativa e il ruolo di legittimazione che in questa forma di governo svolge il corpo elettorale, chiamato a dare la propria «unzione popolare»[2] ai pochi che decideranno per i molti. Ma anche parole che raffreddano qualunque soverchia illusione sulla democrazia, sulla possibilità che essa sia qualcosa di ulteriore, e di diverso, rispetto a questo contenuto primario e al tempo stesso minimo[3].

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di Stefano de Luca

Il Sistema di Trasporto è uno dei motori principali dello sviluppo e competitività di una nazione e, allo stesso tempo, può esserne causa del rapido declino economico, sociale, culturale, ambientale e turistico.

Il Sistema di trasporto è un “corpo” vivente i cui organi devono lavorare, interagire, supportarsi e, a volte, surrogarsi simultaneamente. Solamente dalla loro corretta integrazione e interazione consegue il buon funzionamento del sistema stesso e ne conseguono i benefici sui i più ampli e complessi sistemi delle attività sociali, economiche e produttive. In questa accezione, la Pianificazione dei Trasporti è ciò che dovrebbe sovraintendere il funzionamento del Sistema di Trasporto.

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